“Sulla giustizia tributaria deriva preoccupante”

Fonte: www.cndcec.it

“Sulla giustizia tributaria deriva preoccupante”
Intervento di Siciliotti su Il Sole 24 Ore: “La scelta di espellere i liberi professionisti dalle commissioni tributarie e la rimozione delle incompatibilità per gli avvocati dello Stato è davvero sorprendente” .

In attesa di vedere se il percorso avviato con il disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale replicherà quello del 2003, quando una legge delega di riforma generale fu in concreto approvata dal parlamento, ma di riforma non ne venne attuata alcuna, se non limitatamente all’IRES, è davvero impossibile non richiamare l’attenzione sulle ben più concrete ed operative norme che il decreto della manovra introduce in materia di giustizia tributaria.

La deriva cui stiamo assistendo è oggettivamente preoccupante e, per fortuna, a dirlo con toni chiari e perentori sono anzitutto l’associazione dei magistrati tributari e lo stesso Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

Nella lettera aperta mandata al Capo dello Stato, la presidente Daniela Gobbi ha evidenziato perfettamente la manifesta deriva di progressivo appiattimento funzionale e strutturale della giustizia tributaria, organo di giurisdizione terzo, sulle posizioni del Ministero dell’Economia e dell’amministrazione finanziaria.

Due istituzioni degnissime, ma che nel rapporto tributario terze non sono.

Tanto meno lo possono essere in una fase storica in cui le difficoltà di bilancio dello Stato sono sempre più pressanti e, insieme ad esse, sempre più pressanti sono gli obiettivi di recupero che letteralmente opprimono gli uffici, esattamente come la pressione fiscale opprime i cittadini.

Mai come oggi serve una giurisdizione terza che sappia con competenza e imparzialità risolvere e rasserenare le situazioni più spigolose.

E d’altro canto, quale mai potrebbe essere il senso di una riduzione della terzietà della giustizia tributaria, a favore di una sua maggiore subordinazione funzionale e una sua maggiore vicinanza strutturale alle istituzioni i cui massimi esponenti, con onestà intellettuale, poco più di un mese fa hanno apertamente parlato di oppressione fiscale e rischio di comportamenti vessatori.

La scelta di introdurre incompatibilità talmente rigide da espellere di fatto tutti i liberi professionisti dalle commissioni tributarie per il solo fatto di essere iscritti ad un Albo o, addirittura, per il solo fatto che un loro parente lo sia, abbinata alla contestuale rimozione delle incompatibilità per gli avvocati dello Stato (che, come ricorda la presidente Gobbi nella sua lettera al Capo dello Stato, hanno tra i loro compiti quello di difendere l’Agenzia delle entrate) e gli ispettori che svolgono attività ausiliaria dell’amministrazione finanziaria, è davvero sorprendente in questa fase.

Intendiamoci: la via maestra è senza dubbio quella di una magistratura tributaria professionale, fatta cioè da magistrati e da non togati con una formazione economico-contabile, oltre che giuridica, per i quali l’attività di giudice tributario sia quella prevalente o ancor meglio esclusiva.

Per fare questo, serve però la volontà di costruire un vero ordinamento di magistrati tributari, con percorsi di accesso, formazione e compensi adeguati.

Quello cui stiamo assistendo è invece il mantenimento della giustizia tributaria nel limbo “dopolavoristico” in cui oggi si trova, con un mero spostamento, ricco però di significati reconditi, del baricentro delle sue componenti interne.

Più togati e meno non togati, impoverendo così in modo assai marcato le specifiche competenze di merito tributarie e aziendalistiche, posto che i togati sono comunque giudici la cui prima occupazione è legata agli altri ambiti giuridici nelle cui giurisdizioni svolgono la loro principale attività di magistrato.

E questo in un contesto generale che, ricordiamolo, sempre più vede accertamenti basati su contestazioni non di tipo giuridico, ma di tipo economico ed econometrico, quali ricostruzioni induttive e valutazioni di normalità economica che proprio nel merito (e non in diritto) necessitano del parere del giudice.

Inoltre, tra i (pochi) non togati, nessun soggetto di estrazione libero-professionale (a prescindere da una concreta valutazione dei possibili profili di incompatibilità del singolo) e una maggiore presenza di soggetti provenienti da pubbliche amministrazioni dello Stato.

È questione di tempo e imprese e cittadini “ci sbatteranno il muso”.

E allora forse assisteremo ad un balletto analogo a quello sugli accertamenti esecutivi che, intervenendo già ora, potremmo tranquillamente evitarci, migliorando al contempo la qualità della giustizia tributaria.

di Claudio Siciliotti
(Presidente Consiglio nazionale Dottori commercialisti ed Esperti contabili)

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