COMUNICATO STAMPA DEL 5 MARZO 2015

COMUNICATO STAMPA

Quale presidente dell’Associazione Magistrati Tributari debbo rilevare ancora una volta la superficialità e la disinformazione che caratterizzano l’articolo del settimanale “L’Espresso” in data 5 marzo 2015 dal titolo insinuante “Perché l’evasore la fa franca”, con l’asserzione che “La lotta alla grande evasione rischia di fermarsi in tribunale”, da individuare nelle Commissioni tributarie. La giustificazione di tale affermazione sarebbe costituita dalla percentuale dei processi nei quali l’amministrazione finanziaria è rimasta soccombente (indicata in sei su dieci), senza alcun approfondimento sulle cause del fenomeno. Innanzi tutto il giornalista non ha tenuto presente che il dato rilevante sulla correttezza delle decisioni finali è rappresentato dalla percentuale di annullamento, da parte della Corte di Cassazione, delle sentenze delle commissioni tributarie regionali, che sono il giudice d’appello delle controversie tributarie, pari a circa un terzo, percentuale pressoché corrispondente a quella di annullamento delle sentenze del giudice civile. E tra queste vi sono anche le cause in cui è rimasta vittoriosa nel grado precedente l’amministrazione finanziaria. Per le cause non portate al controllo del Giudice di legittimità, le parti e, quindi, anche l’amministrazione finanziaria soccombente, hanno prestato acquiescenza alla decisione, ritenendola corretta. Circa poi la professionalità dei giudici tributari, per circa la metà magistrati di carriera, v’è da rilevare che la componente laica è costituita da porofessionisti e pubblici funzionari dotati di specifiche competenze in relazione al carattere interdisciplinare del giudizio tributario. Infine, il giornalista non si è posto il problema se tanti annullamenti di atti impositivi siano dipesi dalla irregolarità o infondatezza degli accertamenti od anche dalla insufficienza della difesa da parte degli uffici finanziari avanti le commissioni. Una disamina seria ed attendibile avrebbe dovuto considerare l’insieme dei suddetti fattori e non limitarsi a frasi ad effetto, dettate unicamente dall’intento di screditare il lavoro del giudice tributario, auspicando riforme che senz’atro peggiorerebbero l’andamento di tale giustizia.

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