Situazione kafkiana per i professionisti che presentano ricorsi in materia tributaria

Situazione kafkiana per i professionisti che presentano ricorsi in materia tributaria
Trappola contributo unificato In caso di errore esclusi sia rimborso sia compensazione
di Andrea Bongi

Chi sbaglia ad acquistare la marca per il contributo unificato è perduto. Dovrà acquistarne una nuova e non potrà chiedere il rimborso né la compensazione di quella originale acquistata in precedenza. Il tutto ai sensi e per gli effetti dell’articolo 37, comma 4 del Dpr n.642/172 ai sensi del quale: «non è ammesso il rimborso delle imposte pagate in modo ordinario o straordinario». In questa kafkiana situazione si è venuto a trovare un contribuente, o meglio il suo difensore tributario, che al momento della presentazione del ricorso presso la Corte di cassazione si è visto rifiutare la marca apposta a titolo di contributo unificato perché riportante la dicitura «Contributo unificato tributario» mentre in Cancelleria della suprema corte, non si capisce bene in base a quale normativa, sono ammesse solo le marche per Contributo Unificato di tipo ordinario. A fronte di tale rifiuto il legale ha depositato comunque per l’iscrizione a ruolo la causa in cancelleria della Corte di cassazione e, contributo unificato tributario alla mano, ha tentato di ottenere il rimborso di quanto speso per il suo acquisto. Il primo passaggio logico è stato recarsi presso la tabaccheria ove lo aveva acquistato ma niente da fare. L’esercente può procedere all’annullamento della marca e alla restituzione dell’importo solo entro le 24 ore dall’emissione. A fronte di questo primo diniego il nostro legale, non certo rassegnato a effettuare un duplice versamento, si è rivolto alla segreteria della commissione tributaria regionale che aveva emesso la sentenza oggetto di impugnativa alla Corte di cassazione. È questo infatti l’organo del ministero dell’economia e delle finanze deputato all’accertamento e alla riscossione del contributo unificato dovuto per l’iscrizione a ruolo delle cause tributarie. A fonte di una richiesta ufficiale presentata dal legale nella quale si chiedeva, alternativamente, o il rimborso dell’importo erroneamente pagato a titolo di contributo unificato tributario o la possibilità di compensare lo stesso con quanto nuovamente richiesto a seguito della suddetta iscrizione a ruolo presso la cancelleria della Cassazione. Pochi giorni dopo l’inoltro dell’istanza la secca risposta del direttore dell’ufficio di segreteria della commissione regionale: ai sensi dell’articolo 37, comma 4, del dpr 642/1972, non è ammesso il rimborso (e quindi anche la compensazione) delle imposte pagate in modo straordinario, così come è da ritenersi l’assolvimento del Cut a mezzo contrassegno telematico secondo quanto disposto dall’art.3, comma 1, n.2 del dpr 642/1972 nel testo vigente. Detto in altre parole l’errore nell’acquisto del contributo unificato si paga a caro prezzo e lo Stato si arricchisce. A questo punto, esaurite le vie principali, al nostro legale non restano che le «vie traverse» per ottenere il rimborso di quanto erroneamente pagato allo Stato. Può infatti improvvisarvi come rivenditore occasionale della marca in oggetto sperando che qualche suo collega debba iscrivere a ruolo una causa di pari importo (il contributo unificato infatti varia a seconda dell’importo della causa da iscrivere a ruolo). In alternativa può annullare tale marca nel prossimo ricorso tributario che andrà a depositare pagando in eccesso rispetto al dovuto. In quel caso infatti pare, ma la cosa è tutta da verificare, che la possibilità di richiedere il rimborso sia ammessa. Nel frattempo, per non doversi sottoporre anche alla beffa delle sanzioni, dovrà provvedere, di tasca propria, a ripetere l’acquisto del contributo unificato a seguito del puntuale avviso di liquidazione già inviato al suo ignaro cliente.

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