Intervento del Presidente dell’AMT 27 febbraio 2017

Inaugurazione dell’Anno Giudiziario Tributario 2017

Intervento del Presidente dell’AMT

Ennio Attilio Sepe

 

La presente cerimonia è la quattordicesima edizione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario ed, ancora una volta ci troviamo nella condizione di dover ribadire l’assenza, dopo la riforma del ’92, di qualunque intervento legislativo diretto ad adeguare la giustizia tributaria al modello di giurisdizione dettato dalla Costituzione e dalla Convenzione per i Diritti dell’Uomo per  ogni  giurisdizione, fondato sul principio dell’indipendenza, anche sotto il profilo della mera apparenza, ed al riconoscimento di uno status giuridico ed economico del giudice tributario corrispondente all’importanza della funzione che esercita.

Nel constatare che la polarizzazione dell’interesse delle forze politiche sulla scadenza referendaria ha determinato una caduta dell’attenzione sulla proposta di legge n. 3734, recante la soppressione delle Commissioni tributarie e l’attribuzione delle relative controversie ai Tribunali ordinari, rilevo tuttavia che essa è stata recentemente ripresa come emendamento al disegno di legge “Pagliari”, presentato dai senatori Ricchiuti e Ruta nella seduta, in sede referente, delle Commissioni riunite “Giustizia” e “Finanze e tesoro” del Senato in data 15 febbraio u.s. Ebbene, non si può fare a meno di riaffermare che essa, oltre a porsi in palese contrasto con la Costituzione, la quale disegna un “sistema di organizzazione della giurisdizione” articolato in una pluralità di giurisdizioni (come statuito dalle Sezioni Unite della S.C. in sentenze nn. 29 e 30 del 5 gennaio 2016), è anche fortemente avversata dalla stessa Magistratura ordinaria, in relazione allo stato di collasso che si registra nella giustizia civile e penale del nostro Paese, che certamente non potrebbe tollerare il sovraccarico di lavoro costituito dal contenzioso tributario, con la eliminazione dell’unica giurisdizione che rispetta il canone della “ragionevole durata” dei processi.

Recentemente sono seguiti altre due progetti di riforma della giustizia tributaria, che la mantengono come giurisdizione speciale con la conservazione del Consiglio di Presidenza. Il primo, proveniente – a quanto pare – dall’area dell’attuale maggioranza, prevede l’istituzione di un giudice professionale, reclutato mediante pubblico concorso con prove scritte ed orali, retribuito con trattamento economico equiparato a quello dei giudici ordinari maggiorato di una indennità aggiuntiva, e con il trasferimento della direzione dell’organizzazione amministrativa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ previsto l’impiego dei giudici tributari non togati in servizio da almeno dieci anni fino alla completa copertura degli incarichi nei nuovi organi giudiziari, denominati Tribunali tributari e Corti d’appello tributarie. Il secondo progetto, redatto dalla Società degli studiosi di diritto tributario, prevede la istituzione di un giudice di carriera soltanto per le Commissioni tributarie regionali in numero di 250 unità che giudicano in composizione monocratica, lasciando inalterato il rimanente assetto della giustizia tributaria. Stabilisce la durata dei processi entro un limite temporale massimo di dodici mesi per ciascun grado di giudizio, con la creazione di “sezioni stralcio” per i processi arretrati pendenti, per il cui smaltimento è utilizzato l’attuale organico delle Commissioni tributarie regionali composto da giudici “non togati”. In entrambi i progetti è prevista una fase di mediazione, nel primo per le cause di valore non superiore a  250.000 euro o di valore indeterminabile e nel secondo per le cause fino a 50.000 euro.

Non è certo questa la sede per commentare i due più recenti progetti di riforma, ma il dato positivo che preme soprattutto evidenziare è la prospettiva nella quale entrambi si muovono, di mantenimento di una giurisdizione speciale per la materia tributaria, largamente condivisa fra tutte le componenti interessate alla giustizia tributaria.  Comunque, qualunque riforma non può prescindere da una esigenza di fondo, che è quella di non disperdere professionalità formatesi in anni di esercizio della giurisdizione tributaria, un patrimonio di conoscenza ed esperienza che va salvaguardato. E ciò pur nella diffusa consapevolezza della inadeguatezza dell’attuale organizzazione giudiziaria tributaria, costituita da giudici part-time, garantiti in maniera imperfetta, retribuiti soltanto simbolicamente, costretti a curare a proprie spese la formazione e l’aggiornamento professionale  e finanche a sostenere le spese per la partecipazione alle udienze cautelari.

Tuttavia l’orizzonte dell’attuale legislatura, a seguito della clamorosa bocciatura popolare della riforma costituzionale, non sembra il più propizio per favorire una riforma della quarta giurisdizione dello Stato, che oltre tutto richiederebbe una copertura  finanziaria difficilmente compatibile con l’attuale situazione economica del nostro Paese.

Alcuni interventi appaiono praticabili senza stravolgere il quadro esistente, dando risposta alle istanze più urgenti da tempo invocate dall’AMT.

Sul piano della indipendenza, anche apparente, della giurisdizione tributaria sono andate deluse le aspettative riposte nella pronuncia della Corte costituzionale a seguito della ordinanza n. 227 del 21 settembre 2016, che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata  avanti ad essa, per essere stati richiesti al Giudice delle leggi plurimi interventi caratterizzati da un grado di creatività e manipolatività tanto elevato da investire un interro sistema di norme.

Se, nell’immediato, risulta difficilmente praticabile un trasferimento della direzione amministrativa delle Commissioni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si potrebbe rendere l’attuale Direzione generale della giustizia tributaria un ufficio autonomo rispetto al MEF,   diretto da un magistrato idoneo alle funzioni direttive superiori o da un dirigente di prima fascia estraneo all’Amministrazione finanziaria e posto sotto l’alta sorveglianza del Presidente del Consiglio dei Ministri. Si tratterebbe di un intervento di agevole realizzazione e senza costi.

Per intanto, sul piano ordinamentale assolutamente urgente appare una revisione delle piante organiche, per adeguare l’organico degli uffici al flusso degli affari contenziosi, essendovi uffici con un organico assolutamente sovrabbondante (ad es. in Campania), con eventuale accorpamento degli uffici aventi minor carico di lavoro.  Più volte l’AMT ha sollecitato CPGT e Ministero alla costituzione di una commissione che esamini le modifiche necessarie, che si auspica possa avvenire al più presto.

Sempre, sul piano ordinamentale molto avvertito è dalla componente “non togata” il problema dell’accesso alla presidenza delle sezioni reso attuale dall’ultimo bando di concorso, tenuto altresì conto della istituzione del ruolo unico e della limitazione del titolo di studio occorrente per la nomina a giudice tributario, costituito esclusivamente dalla laurea in materie giuridiche o economico-aziendalistiche. Al riguardo l’AMT ha presentato, fin dal 31 maggio 2011, a Governo e Parlamento una proposta di modifica del D.Lgs. n. 545. Peraltro, già nel precedente ordinamento di cui al D.P.R. n. 636/1972 era consentita la scelta dei presidenti di sezione “fra i laureati in giurisprudenza od in economia e commercio”.

E’ altresì da evidenziare che, su richiesta dell’AMT, il CPGT ha esteso la presidenza di sezione e di Commissione ai magistrati contabili, inizialmente negata perché non espressamente prevista dall’art. 3 del D.Lgs. n. 545.

 Sul piano economico, nessuna attuazione è stata data alla legge delega, che pure prevedeva l’adozione di nuovi criteri di determinazione dei compensi spettanti ai componenti delle Commissioni tributarie. Così questi sono rimasti  ancora l’unica categoria di giudici per i quali il compenso non è stabilito da una norma di legge, ma determinato discrezionalmente dallo stesso soggetto titolare delle entrate fiscali, fermo per il fisso mensile al D.M. 28 giugno 2002 e per l’aggiuntivo al D.M. 24 marzo 2006. Inascoltata è rimasta fino ad oggi la richiesta di compenso per i provvedimenti cautelari, nonostante l’autonomia dei relativi subprocedimenti, nei quali è oggi prevista anche la condanna alle spese.

Con riferimento alla corresponsione della quote incentivanti di cui al D.L. n. 98 del 2011 e successive modificazioni, scandaloso è il ritardo, in parte dipendente dalla determinazione dei criteri di valutazione delle “Commissioni virtuose”, con il quale vengono accreditate, tant’è che non sono state ancora corrisposte quelle relative al 2013. Pertanto l’A.M.T. ha chiesto al Ministero di attribuire anche le somme previste per le “Commissioni virtuose” a tutte le Commissioni, senza alcuna distinzione. All’uopo ha sollecitato una modifica legislativa che dovrebbe essere introdotta nel primo strumento finanziario all’esame del Parlamento.

         La progressiva entrata in vigore del processo telematico, peraltro in forma notevolmente ridotta rispetto al progetto elaborato dal precedente Consiglio di Presidenza, ha reso attuale la necessità di fornire ai giudici tributari le risorse occorrenti per la sua gestione, non potendosi pretendere che siano questi a sostenere il relativo onere economico per PC e materiale di consumo.

Attenzione ha suscitato fra i giudici tributari la recente decisione del Comitato Europeo dei Diritti Sociali in data 5 luglio 2016, relativa al riconoscimento dei diritti previdenziali e assistenziali a favore dei giudici di pace. Al riguardo, al di là degli aspetti problematici che pone una sua estensione a favore dei giudici tributari, deve rilevarsi che, comunque, la decisione riguarda soltanto coloro che si trovano esclusi da ogni copertura previdenziale.

         L’AMT più opportunamente, in relazione all’interesse generale della categoria, sta esaminando la possibilità di investire il CEDS per il riconoscimento di un trattamento economico dei giudici tributari rispondente all’importanza della funzione esercitata.

Infine, sul piano processuale, con favore si registra un’accelerazione dell’iter parlamentare di approvazione del disegno di legge “Pagliari” sull’introduzione del codice processuale tributario, che finalmente affronta il problema della durata dei processi avanti la Corte di Cassazione, prevedendo la istituzione per legge della sezione tributaria con una dotazione organica adeguata, secondo la proposta più volte formulata dall’AMT. Altra, invece, deve essere la sede per il dibattito sulla riforma dell’ordinamento dei giudici tributari, involgendo – come già detto – questioni di legittimità costituzionale.

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